Daily Archives: 4 Marzo 2019

Notizie dalla FLC CGIL di Macerata

1) Alternanza scuola‐lavoro. CGIL, CISL e UIL Marche: “Molto grave atteggiamento Ufficio Scolastico Regionale delle Marche”

Comunicato stampa CGIL, CISL e UIL Marche

CGIL – CISL – UIL
MARCHE

Abbiamo appreso ieri dalla stampa che Confindustria sarà l’unico attore regionale nella formazione dei docenti per l’alternanza scuola lavoro.

È molto grave l’atteggiamento dell’Ufficio Scolastico Regionale e del Direttore Dott. Filisetti che, pur aderendo, come la Confindustria stessa, al Tavolo regionale previsto con delibera di Giunta n.1099 del 2018, si è prestato ad una vera e propria operazione di rottura rispetto ad un’azione condivisa con tutti i soggetti associativi del lavoro e della scuola.

La formazione dei docenti e la definizione del profilo dello studente che deve essere trasversale e non specifico, in uscita dall’esperienza scolastica, non può essere definito da Confindustria, peraltro sostenuta dall’USR, perché così si snatura il ruolo dell’alternanza. Ribadiamo che l’alternanza è una metodologia didattica che contribuisce alla formazione integrale del cittadino nella quale la dimensione orientativa dell’esperienza in contesti reali come quelli lavorativi è importante, ma non è strumento di addestramento al lavoro.

Le risorse pubbliche dovrebbero essere finalizzate a costruire percorsi formativi che restituiscano tale dimensione educativa a cui concorrono sul tema del lavoro vari soggetti sociali peraltro presenti nel tavolo regionale e il ruolo istituzionale è proprio quello di alimentare e sostenere tale rete non sostenere un rapporto privilegiato con Confindustria e le proprie aziende associate.

Continuare a considerare l’alternanza scuola‐lavoro come uno strumento del “mercato del lavoro”, ricorda paradigmi vecchi di decenni che pensavamo superati.

Noi crediamo ad un modello alternativo nel quale la centralità sia data ai ragazzi in formazione, con i loro bisogni, i loro diritti, le loro ansie e aspirazioni nonché con la necessaria sicurezza. L’alternanza, in questo contesto, può essere uno strumento straordinario per sviluppare nei ragazzi le capacità critiche, di comprensione, di interpretazione e di cambiamento della realtà, a partire anche dai contesti lavorativi.

Tutto ciò potrebbe contribuire a migliorare la qualità del lavoro, le modalità organizzative e i modelli didattici delle scuole secondarie di secondo grado.

Escludendo tutti gli altri soggetti, sindacali in primis, rischiano di essere ignorati aspetti centrali del lavoro connessi ai diritti e al valore del lavoro dignitoso che solo una pluralità di sguardi e visioni può restituire, con il rischio concreto di perdere un’occasione importante per il futuro dei giovani della nostra regione.

Ancona li, 28 febbraio 2019

2) Diplomati magistrali: il Consiglio di Stato dice ancora no al loro inserimento in Gae

Deluse le aspettative dei ricorrenti. Resta la possibilità del concorso straordinario e ordinario.

Dopo una prima sentenza negativa emessa nel dicembre 2017, il Consiglio di Stato a seguito dell’Adunanza Plenaria tenutasi alcuni giorni fa, è tornato a pronunciarsi in data 27 febbraio 2019 sulla possibilità dei diplomati magistrali di inserirsi in Gaeribadendo il proprio giudizio negativo. Secondo i giudici “Il possesso del solo diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo”.

Risultano pertanto pregiudicate le possibilità per gli interessati di ottenere, attraverso lo strumento legale, l’inserimento in Gae e quindi di poter essere stabilizzati dopo anni di precariato e dopo un lungo e contraddittorio percorso giudiziario che ha visto i giudici dare ripetutamente ragione ai ricorrenti.

Resta ora la possibilità del concorso straordinario per i diplomati magistrali con due anni di servizio, già bandito, e quello ordinario a cui si potrà accedere con il solo titolo di studio, ancora da bandire. È questa una soluzione politica al problema che non corrisponde alle richieste avanzate dal sindacato, ma che attualmente rappresenta l’unica concreta possibilità di poter accedere al ruolo da parte dei diplomati magistrali.

Auspichiamo che il Miur voglia sollecitamente portare a termine le procedure concorsuali previste al fine di assicurare la continuità del lavoro per coloro che, per effetto di precedenti sentenze, già ricoprono un incarico di insegnamento (anche a tempo indeterminato) e per garantire fin da settembre, con l’avvio del nuovo anno scolastico, la loro presenza in classe a beneficio degli alunni e della funzionalità delle scuole.

L’epilogo di questa vertenza rende ancora più forte la richiesta fatta dalla FLC e degli altri sindacati sulla necessità di individuare una fase straordinaria per superare l’eccezionalità della situazione, visto l’elevato numero di posti liberi presenti nella scuola.

3) Rinviate al 15 e 16 aprile le prove del TFA sostegno

Il MIUR procede senza confronto mentre noi chiediamo un incontro per affrontare le criticità: dalla distribuzione dei posti ai costi troppo elevati

E’ comparso ieri sera sul sito del MIUR l’avviso relativo al rinvio dei test di accesso al IV ciclo del TFA di sostegno. Le date delle prove sono state spostate al 15 aprile per la scuola primaria e dell’infanzia e al 16 per la secondaria di primo e secondo grado.

Il rinvio è stato chiesto dalla CRUI, per consentire l’avvio dei bandi da parte delle università in tempi ragionevoli, visto che le date di fine marzo erano state individuate dal MIUR il 21 febbraio, quando mancava poco più di un mese ai test.

Questo rinvio è l’ennesima riprova di una modalità di gestione dei processi decisionali improntata alla mancanza di confronto. Una scelta che contribuisce ad aumentare le criticità presenti nel decreto del TFA.

Ad esempio, la previsione di far concludere i corsi entro il 20 febbraio impone una tempistica che rischia di sacrificare la qualità dei percorsi erogati. I 60 CFU del corso di specializzazione devono essere acquisiti in non meno di 8 mesi, il che significa che i corsi dovranno partire entro il 20 giugno, collocando le attività didattiche nei mesi estivi e anche a cavallo del mese di agosto. Una corsa contro il tempo, che oltretutto impedirà agli specializzandi l’accesso alle 150 ore del diritto allo studio, i cui bandi di norma prendono l’avvio a metà novembre e consentono l’erogazione dei permessi a partire da gennaio.

Anche il numero dei posti attivati avrebbe potuto essere oggetto di un confronto, visto che  quest’anno più di 50.000 cattedre sono andare a supplenti perlopiù privi del titolo di specializzazione, il ché dimostra che si sarebbe potuto pensare anche a numeri più importanti per soddisfare la domanda delle scuole.

E vi è anche un problema generato dall’articolazione territoriale dei corsi attivati, con la maggior parte dei posti messi a bando negli atenei del sud, quando abbiamo una drammatica assenza di insegnanti specializzati anche le scuole del centro nord.

In questo contesto l’unica certezza che si presenta ai tanti laureati e precari che vogliono specializzarsi sono i costi esorbitanti dei percorsi formativi, che come nel III ciclo del TFA in molti atenei sfiorano e superano anche i 3000 euro, senza misure di welfare e di borse di studio o esoneri per chi rientra nelle fasce di reddito più basse.

Riteniamo che molte di queste criticità avrebbero potuto essere superate attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali e gli altri soggetti coinvolti, a partire dagli atenei.

Per questo motivo ribadiamo al MIUR la nostra richiesta di aprire un confronto sul tema complessivo del reclutamento e della formazione in ingresso del personale della scuola, dismettendo scelte che generano una comprensibile esasperazione nei lavoratori  precari coinvolti e rischiano di compromettere il buon funzionamento della scuola.

4) Scuola: 147mila posti liberi a settembre. Servono misure straordinarie. Il Governo approvi subito una fase transitoria per i precari

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza.

Roma, 28 febbraio – Scade oggi il termine per presentare le domande di pensionamento con i requisiti di Quota 100 nella scuola. Le domande pervenute finora sono circa 17mila tra docenti e ATA. A queste si aggiungono i 21mila posti che si libereranno a settembre prossimo per l’ordinario turn over e i circa 109mila posti liberi, tuttora coperti da supplenti

Numeri che ci allarmano e che fanno da controcanto alle rassicuranti dichiarazioni rese ieri dal Ministro Bussetti che, a proposito delle domande di Quota 100, afferma che: “La regolarità dell’avvio del prossimo anno scolastico sarà garantita grazie ad una serie di interventi, anche legislativi, che ho fortemente voluto in questi primi nove mesi del mio mandato”.

Il Ministro fa riferimento ai concorsi in fase di espletamento a quelli da bandire, alle Graduatorie ad Esaurimento e di Merito del concorso 2016 e al concorso per Direttore (DSGA), ma tace sul fatto che le graduatorie dei prossimi concorsi saranno pronte solo a settembre 2020, mentre quelle ad esaurimento e di merito del concorso 2016 non saranno sufficienti a coprire tutti i posti liberi.

E’ già accaduto nell’anno scolastico 2018/2019 che circa il 60% dei posti autorizzati siano rimasti scoperti per mancanza di canditati.

Ciò vuole dire che i 147mila posti liberi a settembre 2019 si potranno coprire solo con una fase transitoria e straordinaria. Basta la volontà politica che valorizzi le professionalità già esistenti nella scuola (docenti abilitati e supplenti con 3 annualità di servizio) e un piano straordinario per gli ATA. Si tratta di un’operazione necessaria, di buon senso, l’unica capace di farci uscire da questa emergenza.

Si rafforzano sempre di più le ragioni della giornata unitaria di mobilitazione programmata per il prossimo 12 marzo insieme a Cisl e Uil. La Scuola ha bisogno di risposte adeguate per le famiglie che chiedono continuità dell’insegnamento e del servizio.